Tributi News del 28 Marzo 2025

Dalle rottamazioni maxi buco da 63 miliardi su 111,2 attesi. In nove anni 100 miliardi di tasse condonate: Comuni e Inps prime vittime degli stralci. Per la nuova sanatoria rischio corto circuito su multe, perdita di gettito e rateizzazioni. Cartelle, 13 milioni di recidivi, il 60% dei debitori ha più ruoli nell’arco di dieci anni.

Rendicontazioni finanza locale, obbligo di invio tramite Tbel. Rito tributario ko sulle prove. Agricoltura, sì all’accertamento Imu con i nuovi dati catastali. Rifiuti: intesa tra Cisambiente, Anci e Anea per diffondere bandi di gestione uniformati. Giù le mani dall’acqua.

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Dalle rottamazioni maxi buco da 63 miliardi su 111,2 attesi.

Le quattro rottamazioni delle cartelle decise dal 2016 a oggi hanno coinvolto debiti per 161,7 miliardi. L’adesione alla «definizione agevolata», termine eufemistico partorito dal ricco vocabolario fiscale per battezzare questa forma di sanatoria, ha cancellato sanzioni e interessi facendo scendere a 111,2 miliardi le somme dovute, con uno sconto implicito che quindi si attesta a un generoso 31,2%. Ma il «sì» alla rottamazione è stato spesso pronunciato in modo strumentale da contribuenti desiderosi di guadagnare tempo e sospendere i pignoramenti di conti correnti e stipendi più che di chiudere la partita con il Fisco. Molti di loro, pagata la prima rata sono tornati nell’ombra, aprendo i «buchi della rottamazione» che i dati forniti ieri alla commissione Finanze del Senato dal direttore dell’agenzia delle Entrate e dell’agenzia della Riscossione Vincenzo Carbone permettono di aggiornare. Se la quarta edizione, ancora in corso, procederà fino al traguardo con i tassi di adesione attuali, il conto finale delle quattro puntate porterà gli incassi a 48,2 miliardi, cioè al 43,3% del dovuto. Per l’altro 56,7%, cioè 63 miliardi, bisognerà riprovare con gli strumenti ordinari, e con il loro abituale tasso di successo. Rispetto al debito totale iniziale, comprensivo di sanzioni, interessi e aggi, la flessione è di 113,5 miliardi, il 70,2 per cento.

In nove anni 100 miliardi di tasse condonate: Comuni e Inps prime vittime degli stralci.

Stralcia di qua, cancella di là, la spugna fiscale azionata dagli ultimi sei Governi ha condonato debiti per 95,8 miliardi di euro: una somma che vale quattro manovre di bilancio di media dimensione. A pagare pegno sono stati soprattutto l’Inps e gli altri enti previdenziali, che nel falò degli stralci hanno visto bruciare 49,31 miliardi di euro, mentre l’Erario ha rinunciato a 26,78 miliardi e i Comuni hanno detto addio a 9,9 miliardi. In proporzione ai loro debiti, enti previdenziali e sindaci hanno sofferto il dazio più pesante, perché la tagliola ha cancellato rispettivamente il 16,6% e il 15,2% delle loro cartelle, mentre per lo Stato la perdita di gettito potenziale si è fermata al 9,7%.

Per la nuova sanatoria rischio corto circuito su multe, perdita di gettito e rateizzazioni.

Le vecchie rottamazioni sono il passato. Il futuro è già nella quinquies. La nuova sanatoria (atto Senato 1375) portata avanti dalla Lega e già incardinata a Palazzo Madama, che come punto di forza scommette tutto sulla maxidilazione dei pagamenti fino a dieci anni, però rischia di partire già azzoppata. Nell’audizione del direttore delle Entrate e di agenzia Entrate Riscossione, Vincenzo Carbone, in commissione Finanze al Senato, sono state evidenziate criticità “tecniche” che vanno dall’esclusione delle multe stradali agli otto mancati pagamenti di rate tollerati. Senza poi dimenticare la potenziale perdita di gettito sull’andamento dei flussi di cassa di gran lunga inferiori rispetto a quelli di una riscossione ordinaria

Cartelle, 13 milioni di recidivi, il 60% dei debitori ha più ruoli nell’arco di dieci anni.

Sono 13 milioni i contribuenti talmente affezionati alle cartelle esattoriali da aver collezionato in dieci anni più di un ruolo: sono i cosiddetti recidivi e rappresentano il 60% dei 22,3 milioni di carichi attualmente iscritti a ruolo. Un vero e proprio mondo di irregolarità in cui la maggior parte dei debitori, il 43% (9.589.000) presenta cartelle per importi sotto i mille euro. Ma attenzione: nel magazzino monstre da 1.272 miliardi la parte del leone la fanno poco più di un milione di debitori con pendenze giganti, che arrivano a superare i 100 mila euro.Rottamazione 4 a quota 12,2 mld di euro con un tasso di decadenza pari al 49%. L’incidenza dell’ultimo programma di sanatoria sul magazzino non è ancora valutabile perché l’operazione è in corso ma se tutti dovessero rispettare il piano rate alleggerirebbe l’arretrato di 35 mld di euro. Sono le indicazioni di Vincenzo Carbone, direttore di Agenzia Entrate e Entrate Riscossione, intervenuto ieri in commissione finanze del Senato sul magazzino della Riscossione

Rendicontazioni finanza locale, obbligo di invio tramite Tbel.

L’unica modalità consentita per l’invio della certificazione di rendicontazione è quella telematica. È quanto viene precisato nel comunicato del 26 marzo, pubblicato sul sito della Finanza Locale del ministero dell’Interno. Numerosi Comuni hanno inviato alla Direzione Centrale per la Finanza Locale, tramite posta certificata, il rendiconto corredato da una consistente documentazione giustificativa delle spese sostenute, in relazione ai contributi assegnati ed erogati dalla Direzione Centrale, quale adempimento previsto dall’articolo 158 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267 (Tuel). Questa modalità di invio non è corretta.

Rito tributario ko sulle prove.

Divieto delle prove in appello nel processo tributario: incostituzionale l’applicazione dei nuovi divieti alle liti instaurate in primo grado prima del 4 gennaio 2024. In tali processi continua ad essere possibile la produzione di nuovi documenti in appello. La Corte costituzionale con la sentenza n. 36 del 27 marzo 2025 si è pronunciata sulle norme che fissano il divieto di produrre nuove prove e documenti nell’appello tributario, con una decisione che incide su tutti i giudizi d’appello pendenti.

Agricoltura, sì all’accertamento Imu con i nuovi dati catastali.

69/2009). Un Comune, che ha tralasciato di pubblicare gli elenchi ricevuti per il 2018 e 2023 si è però riferito ai dati in questi presenti per emettere accertamenti Imu nei confronti dei proprietari dei terreni. Questi ne contestano la legittimità ma il Comune ne conferma la regolarità sostenendo che l’obbligo delle pubblicazioni è stato comunque assolto, in sua vece, dall’agenzia delle Entrate con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del comunicato di cui al punto A. Gli accertamenti Imu riferiti a dati catastali nel caso esposto, non pubblicati e non notificati, sono legittimi? risposta del Comune è corretta e gli atti notificati sono legittimi. Infatti, occorre considerare il particolare regime dei terreni agricoli il cui reddito è aggiornato mediante le procedure Agea

Rifiuti: intesa tra Cisambiente, Anci e Anea per diffondere bandi di gestione uniformati.

È stato siglato un protocollo di intesa tra Cisambiente Confindustria, Anci (associazione nazionale comuni italiani), Anea (associazione nazionale degli enti di governo d’ambito per l’idrico e i rifiuti) e altri organismi datoriali per promuovere una collaborazione continuativa finalizzata a supportare operatori e soggetti pubblici nell’applicazione della disciplina regolatoria introdotta da Arera nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani. Il riferimento è a varie delibere dell’autorità che dal 2019 ha cercato di mettere ordine nel settore (Metodo Tariffario Rifiuti, Testo unico per la regolazione della qualità del servizio di gestione dei rifiuti urbani, Schema tipo di bando, Schema tipo di contratto di servizio). Nell’ambito dell’accordo è stato istituito un tavolo tecnico per la definizione di linee guida con gli obiettivi di definire un quadro di riferimento uniforme, nella complessità delle disposizioni normative, e di elaborare proposte per migliorare in fase applicativa la disciplina di settore. Il tavolo si confronterà nell’immediato sulle modalità applicative dello Schema tipo di bando per l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani adottato da Arera con la delibera n. 596 del 27 dicembre 2024. Lo scopo è garantire una maggiore uniformità degli atti che disciplinano le procedure pubbliche per l’affidamento dei servizi, promuovendo la concorrenza e migliorando la qualità e l’efficienza delle prestazioni.

Giù le mani dall’acqua.

G iù le mani dagli acquedotti dei piccoli comuni. E’ il messaggio che l’Anpci ha lanciato in audizione dinanzi alla Commissione ambiente della Camera che sta esaminando le proposte di legge C. 1056 (a firma di Nazario Pagano) e C. 1133 (a firma di Elisa Montemagni) che puntano a modificare l’articolo 147 del dlgs 3 aprile 2006, n. 152, e altre disposizioni in materia di gestione autonoma del servizio idrico integrato.In rappresentanza dell’Anpci è intervenuto in audizione Franco Cominetto, sindaco di Burolo (To) e presidente Anpci Città Metropolitana di Torino che ha parlato anche per i comuni di Palazzo Canavese e Strambinello, aderenti, assieme a Burolo, all’ATO 3 Torinese.

Il video

https://www.youtube.com/watch?v=3JE50jucZbM

Il podcast

https://open.spotify.com/show/5dDNIBPglFDEFeYAlRVvYu

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