Tributi news del 03 giugno 2025

Evasione fiscale, il 4% dei comuni denuncia. Rottamare cartelle e processi: due strumenti per gli enti locali. Asl, enti locali, ordini: debitori morosi di Riscossione. Imu e tasse sui rifiuti: in Campania, Lazio e Sicilia record di liti. Agriturismi e attività connesse all’agricoltura, ancora incertezza sul trattamento Tari

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Evasione fiscale, il 4% dei comuni denuncia

Il contributo alla lotta all’evasione/elusione scale da parte dei comuni italiani è stato di soli 6 milioni di euro. E solo il 4% scarso dei sindaci denuncia le irregolarità. A fronte di 7.900 Comuni presenti in Italia, solo 296 (pari al 3,7 per cento del totale) hanno infatti trasmesso in materia di evasione “segnalazioni qualicate” agli uomini del sco. Lo denuncia la Cgia di Mestre in un report dedicato alla compartecipazione degli enti alla lotta all’evasione. Attualmente alle amministrazioni locali che hanno segnalato all’Agenzia delle Entrate situazioni di infedeltà scale riguardanti l’Irpef, l’Ires, l’Iva, le imposte di registro/ipotecarie e catastali viene riconosciuto un importo economico del 50% di quanto accertato. Ma con il dlgs di riforma del sco locale (approvato in via preliminare dal cdm) questa percentuale potrebbe salire al 100%, proprio per rendere la misura più attrattiva per i sindaci.

Rottamare cartelle e processi: due strumenti per gli enti locali

La definizione agevolata dei rapporti tributari “locali” come strumento per ridurre e prevenire la litigiosità e migliorare il tasso di riscossione dei crediti. Questa la scommessa dello schema di decreto attuativo della delega in materia di tributi locali, che deve essere esaminato dalle autonomie locali e dalle commissioni parlamentari. L’articolato normativo predisposto dal Governo contempla in particolare il potere degli enti territoriali di introdurre a regime forme di definizione agevolata che possono prevedere la riduzione e anche l’azzeramento di sanzioni e interessi. È invece esclusa la possibilità di deliberare riduzioni della sorte capitale (il tributo). La bozza collega tale facoltà all’esistenza di crediti di difficile esigibilità che tuttavia non esauriscono la casistica che legittima l’intervento di sanatoria. Il riferimento in questione è rivolto, in primo luogo, a partite non ancora riscosse a distanza di alcuni anni dalla loro maturazione, nella medesima logica delle varie rottamazioni che da qualche tempo si succedono nella disciplina statale. Pertanto, in presenza ad esempio di crediti tributari locali risalenti a due o tre anni prima, i Comuni potranno decidere di facilitarne la riscossione, adottando un regolamento che preveda l’azzeramento di sanzioni e interessi nonché una dilazione di pagamento adeguata. In questo modo, l’auspicio è quello di liberare gli uffici dalla gestione di partite il cui recupero è problematico, incassare in modo agevole magari una quota minoritaria delle stesse e procedere con maggiore efficienza al contrasto all’evasione.

Asl, enti locali, ordini: debitori morosi di Riscossione

Corto circuito per lo stralcio delle mini cartelle per Asl, enti locali, ma anche ordini professionali, consorzi di bonica, ASL e camere di commercio. La riscossione non risparmia nessuno, nemmeno gli enti creditori che in 7mila si trovano oggi debitori di AdER ( agenzia delle entrate- riscossione) per un totale di circa 80 milioni di euro, per le spese di recupero delle minicartelle azzerate nel 2012. La Legge di Bilancio 2013 (L. 228/2012), ultimo provvedimento del Governo Monti, prevedeva all’art. 1, commi 527-529 bis l’annullamento automatico delle mini cartelle esattoriali: crediti no a duemila euro, comprensivi di capitale, interessi e sanzioni, iscritti in ruoli esecutivi no al 31/12/1999 e non riscossi entro il 30/6/2013. Lo scarico delle cartelle venne attuato più di due anni dopo, con DM del MEF del 15/6/2015. Restavano dovute dagli enti creditori e in molti casi restano dovute le spese per le procedure esecutive poste in essere per il tentato recupero dei crediti da parte dei numerosi agenti che costituivano il sistema della riscossione prima dell’unicazione sotto Equitalia e da luglio 2017 in Agenzia Entrate Riscossione.

Imu e tasse sui rifiuti: in Campania, Lazio e Sicilia record di liti

Dimmi quanto paghi per le tasse locali e ti dirò quanto litighi. C’è un filo rosso che lega la puntualità nei versamenti (e l’efficienza nella riscossione) con il contenzioso. Nei primi cinque mesi del 2025 famiglie e imprese hanno presentato poco più di 16mila ricorsi in primo grado contro i Comuni italiani. Proiettando la tendenza su 12 mesi, pausa estiva compresa, si sfiorano i 36mila ricorsi, con un aumento del 3,6% rispetto al 2024. Le regioni e il caso Roma. Il fenomeno capitolino è così evidente che si riflette anche sul totale di tutti i Comuni. A livello generale, il 2025 – pur in linea con la media degli ultimi nove anni – si è aperto con una diminuzione rispetto al 2024 delle liti in tema di Imu (e vecchia Ici), Tasi, Tosap e Cosap, così come di quelle sugli altri tributi locali minori. Stabile il contenzioso sull’imposta di pubblicità (+0,4%). È cresciuto invece del 34% il contenzioso su Tarsu, Tia, Tari e altri tributi per lo smaltimento dei rifiuti. Un 34% che su base annua “vale” circa 4.500 ricorsi e che corrisponde all’incremento delle liti nei confronti del Campidoglio e degli altri municipi laziali. Evasione e cattiva riscossione.

Agriturismi e attività connesse all’agricoltura, ancora incertezza sul trattamento Tari

Alcuni recenti interventi della giurisprudenza hanno riaperto il dibattito sull’applicazione della Tari agli agriturismi e, più in generale alle attività connesse all’agricoltura. La questione si è posta dal 2020 con l’emanazione del Dlgs 116 che apportava significative modifiche al testo unico ambientale (Tua). Il Governo era infatti stato delegato, con la legge 117/2019, a recepire i contenuti della direttiva UE 851/2018 relativa al settore dei rifiuti. In tale contesto il decreto legislativo di riforma della disciplina ambientale aveva stabilito che, oltre alle attività agricole, anche quelle connesse all’agricoltura risultavano escluse dal novero di quelle che dove si producono rifiuti simili, per natura e composizione, ai rifiuti domestici. In altri termini termini il legislatore delegato aveva esteso il regime della esclusione dalla Tari (e dalla tariffa corrispettiva) a tutte le superfici detenute da soggetti che esercitavano attività connesse all’agricoltura assumendo che i rifiuti dalle stesse prodotti dovessero qualificarsi obbligatoriamente come speciali. La questione sollevò un certo sconcerto tra gli operatori e taluni commentatori fecero notare che in questo modo la normativa nazionale non risultava in linea con le indicazioni eurounitarie per le quali il regime dei rifiuti speciali, pienamente riconosciuto per le attività agricole, non si estendeva alle attività connesse. In questo senso anche Ifel (fondazione di Anci) in una nota di commento sostenne che le nuove norme dovessero essere lette ed interpretate in relazione alla direttiva UE con la conseguenza che i locali utilizzati per attività connesse afferivano al regime di imponibilità Tari.

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